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AMNESIA: THE DARK DESCENT – Gamusic

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Cover del videogioco “Amnesia: The Dark Descent”

 

  • SVILUPPATORE: Frictional Games

  • PUBBLICAZIONE: Frictional Games, Steam

  • DATE DI PUBBLICAZIONE: 8 settembre 2010

  • PIATTAFORME: Microsoft Windows / mac OS / Linux

  • GENERE: Survival Horror, Avventura

 

VOTO COMPLESSIVO: 7.3 / 10

Screenshot di "Amnesia: The Dark Descent"

Screenshot di “Amnesia: The Dark Descent”

VOTO GRAFICA: 8.5 / 10

VOTO DIALOGHI: 8.5 / 10

VOTO TRAMA: 6.5 / 10

VOTO OST: 8 / 10

VOTO MODALITÁ DI GIOCO: 6.5 / 10

 

 


 

Quando parliamo di videogiochi horror (o, più nel dettaglio, “survival horror”), bisogna andarci sempre con i piedi di piombo. Perché potremmo rimanere delusi dalle grandi aspettative di partenza. Bisogna tener conto di tantissimi aspetti quando si gioca ad un “survival”: dalle ambientazioni lugubri (di certo non ci aspetteremo il mondo fatato delle principessine) ad una colonna sonora “dark ambient” degna di nota, di quelle che provocano ansia e inquietudine a ogni passo che si compie; da un’ampia gamma di creature avverse da ingannare/annientare a una storia avvincente e piena di momenti “suspense”. A fare la differenze è anche la modalità di gioco; le azioni da compiere, i soliti rognosi enigmi che ci ostacolano la strada, mentre il male ci attacca. Ecco, “Amnesia: The Dark Descent” è un po’ un tira e molla tra aspetti positivi (che alla fine hanno la meglio) e aspetti negativi.

 

CHI SI NASCONDE NEL CASTELLO DI BRENNENBURG?

Per essere un “survival horror”, “Amnesia si presenta egregiamente. Il solito malcapitato di turno (“Daniel”) che si risveglia nelle oscure segrete di un castello dove dimora un’Ombra malvagia. Malcapitato che, tra le tante cose, non ricorda nulla, se non il suo nome, la sua provenienza e il curioso fatto di essere inseguito da un’ombra. Niente di niente. Le informazioni riguardo ogni minimo dettaglio vengono fornite nel corso della storia attraverso delle pagine di diario che Daniel troverà e tramite dei “flashback” che il protagonista avrà. L’avventura vera e propria comincia quando il disgraziato troverà una pagina di diario scritta da lui stesso. La penna parla chiaro: Daniel ha perso la memoria per mano di una droga. Non è finita qui: bisogna immediatamente scendere nel Santuario del castello e uccidere il barone del castello, un certo “Alexander”, uomo secolare che ha compiuto tante malefatte nel mondo.

Il castello di Brennenburg, setting del videogioco.

Il castello di Brennenburg, setting del videogioco.

Bene: armiamoci di coraggio e scendiamo a uccidere questo vecchietto esile. Ma attenzione: nel castello si aggira un’entità malvagia pronta a colpire Daniel. Un Daniel senza armi, per giunta, quindi costretto alla fuga perenne (un po’ stile “Silent Hill: Shattered Memories”). Sarete costretti a fuggire, a fare a pugni con l’angoscia, l’inquietudine, la paura. L’ansia per ogni minimo angolo buio (il 70% del castello è infatti immerso nelle tenebre più nere). Con voi avrete soltanto una lanterna che si scaricherà in men che non si dica, ma che potrete ricaricare trovando delle riserve di olio per la dimora.

Non a caso, gli sviluppatori suggeriscono di giocare ad “Amnesia: The Dark Descent” al buio. Con il volume al massimo. E le cuffie nelle orecchie. Vero scopo del gioco è quello di terrorizzare realmente il giocatore, come se vivesse in prima persona l’avventura vissuta (e rivissuta) dal protagonista. E questa, per videogiochi di questo genere, è un’innovazione. Tra l’altro, saremo provvisti di un indicatore di sanità mentale (già incontrato in giochi come “Haunting Ground” o “Clock Tower 3”). Indicatore che ci costerà la vita in molte occasioni. Se poi inseriamo anche il fattore “gioco in prima persona”, allora le cose si complicano ulteriormente.

Seppur la modalità di gioco sia adatta ad un survival, durante i momenti di panico totale, in cui la sanità di Daniel andrà per fatti suoi, è quasi impossibile prendere il comando della situazione. E si è praticamente destinati a morte certa. Se siete fortunati, potrete ritrovare la calma soltanto nella luce. Dove sarete più vulnerabili. E questa è di per sé una genialità, in quanto il realismo sale alle stelle. La sanità mentale aumenta con la luce e diminuisce nel momento in cui un nemico vi insegue. Suggerimento: mai sostare a lungo nel buio e mai guardare troppo a lungo gli esperimenti umani che si muovo nel castello. Avete a disposizione solo due possibilità, entrambe cariche di paura e terrore vero: fuggire, o nascondervi. In entrambi i casi, non sarete mai soli. MAI.

 

QUESTO DETTAGLIO TECNICO…

Anche in questo regalo che la Frictional Games ci ha fatto, non potevano mancare degli enigmi da risolvere. Enigmi comunque circoscritti all’ambiente limitrofo in cui vengono trovati. Più che enigmi, sono piccole missioni da compiere per proseguire nella storia: trovare una chiave, azionare delle leve, mettere in funzione un ascensore a vapore. Non c’è quindi da applicare molto ingegno, ma piuttosto bisogna azionare la lanterna e girovagare nel castello per cercare di andare avanti.

I nemici principali di "Amnesia: The Dark Descent". La loro intelligenza artificiale è relativamente bassa, e possono essere aggirati senza problemi...basta correre!

I nemici principali di “Amnesia: The Dark Descent”. La loro intelligenza artificiale è relativamente bassa, e possono essere aggirati senza problemi…basta correre!

L’ambiente dark (quello chiuso però…i grandi spazi vengono un po’ trascurati) che ci ritroveremo a spolverare da cima a fondo è degno di nota e di un film horror di tutto rispetto, accompagnato con una colonna sonora che unisce musica classica e musica dark ambient d’eccellenza.

Nonostante sia un open space ben realizzato, il gioco ci indirizza sempre verso una linea invisibile da seguire, ovvero quella del videogioco e della sua storia, contorta e, forse, ridicola. Senza strutture secondarie, senza intrecci. E questa forzatura risulta pesante, seppur alleggerita dall’angoscia che dilaga in ogni salone del castello. Non troveremo mai missioni secondarie da seguire o modi alternativi per fuggire da Brennenburg. Non troveremo mai nemmeno un “cutscene” decente e degno di nota (se ci sono, sono più unici che rari e innalzati di livello grazie ai dialoghi).

Altra pecca del gioco: la breve durata. Con un po’ di impegno, in tre/quattro ore è possibile portare a termine “Amnesia: The Dark Descent”, il che è un vero peccato. All’interno di un setting così spettacolare che di rado si vede (si intravede benissimo l’ispirazione al genio della letteratura gotica, H.P.Lovecraft)  potevano essere sviluppate ulteriori storie, o comunque la storia principale poteva essere meglio articolata. Storia che può terminare con tre differenti finali in base alle scelte che Daniel compirà verso la fine del gioco. Per essere un “survival horror”, “Amnesia: The Dark Descent” rimane comunque un capolavoro, seppur i suoi piccoli difetti e la delusione che non tarda ad arrivare. Magari, giocato al buio e con le cuffie al massimo, fa un altro effetto. Chissà (la paura colpisce tutti, già dal menù principale…accendere una piccola lampada e levare le cuffie è un gesto spontaneo…).

Author: gamusic

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